La felicità è una competenza?

Quando le persone sono felici innescano un circuito positivo che genera a sua volta benessere e aumenta la voglia di fare.

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Cristina Andreoletti, Partner e Responsabile Formazione e Sviluppo PRAXI Milano

Ci parla della scienza della felicità Cristina Andreoletti, Senior Partner PRAXI Formazione e Sviluppo e Genio positivo*.

Cos’è la scienza della felicità?
La scienza della felicità è una scienza recente ed è il risultato di un’integrazione tra discipline diverse e consolidate come la psicologia positiva, le neuroscienze, la fisica quantistica, la biologia, l’economia, la filosofia orientale. L’insieme di queste scienze ci offre informazioni, dati ed esperienze funzionali per rispondere con positività e resilienza alle sfide della complessità che caratterizzano il nostro secolo.

La felicità è una competenza che “si allena”?
Certamente. La felicità è spontaneamente associata a un’emozione, che tutti riconosciamo, che ha la caratteristica di essere molto intensa e veloce: non appena la raggiungiamo, infatti, sentiamo quasi il bisogno spasmodico di metterci immediatamente in attesa di qualcos’altro. Quella di cui parliamo noi, invece, è la competenza della felicità. Può essere definita in tanti modi, ad esempio il saper vivere qui e ora o il modo in cui riusciamo ad attraversare gli alti e i bassi della vita. La definizione più adatta è sicuramente quella di Shawn Achor: “la felicità è la gioia nel percorso di realizzazione di un potenziale”.

Quindi sì, noi possiamo coltivare la felicità.

Non esiste una strada verso la felicità. La felicità è la strada.
— Confucio

È davvero importante essere felici in azienda?
Sì, lo è. Nel momento in cui le persone sono felici innescano un circuito positivo che genera a sua volta benessere, creatività, innovazione. Le persone che all’interno della propria organizzazione si sentono apprezzate e riconosciute, e quindi “sono felici in azienda” apprendono con più facilità, sono più concentrate, hanno voglia di fare.

Coltivare la competenza della felicità e allenarla è importante perché noi abbiamo un allarme genetico della minaccia molto forte: l’abbiamo ereditata dai nostri antenati che erano sempre all’erta, attenti al pericolo costante, per poter sopravvivere. Ecco, questa sensazione ce la portiamo sempre dietro, ciascuno a suo modo.

Avete mai notato, ad esempio, che anche se abbiamo avuto una giornata serena, se si verifica un piccolo intoppo, se riceviamo un’osservazione critica o leggiamo una notizia spiacevole, subito tutto il pregresso si cancella? Noi e la nostra positività andiamo in down. Per evitare che questo accada dobbiamo allenarci: sviluppare positività e resilienza, per non cedere a queste trappole d’infelicità in cui possiamo inciampare in ogni momento. Chiaramente questa abilità diventa ancora più importante quando ci troviamo ad affrontare situazioni e contesti oggettivamente delicati.

Ci consigli qualche pillola di felicità da mettere in pratica subito, per allenarci un po’?
Per iniziare, ad esempio, potete pensare a un collega con cui non andate troppo d’accordo e cercare almeno tre motivi per cui potreste ringraziarlo: questo esercizio vi “allena” alla gratitudine.

Un altro esercizio, che vale in generale, può essere quello di appuntarvi al termine di ogni giornata, almeno una cosa positiva che è accaduta. Qualcosa di bello accade sempre e scriverlo ci servirà come àncora per il nostro equilibrio: è una buona pratica per costruire un ecosistema positivo in cui restiamo ben saldi anche nelle situazioni più critiche e difficili.

Ricordate che la positività sviluppa la resilienza. Quindi, fate lo slalom tra le notizie negative, siate grati, sforzatevi di sorridere: per creare un processo di cambiamento bastano 21 giorni.
Cominciate subito 😉

*I Geni Positivi siamo tutti Noi che con competenza e presenza ci impegniamo ad influenzare il cambiamento positivo dei nostri eco-sistemi

 

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