Benvenuta Xieshu!

È entrata a far parte di PRAXI una giovane consulente di nazionalità cinese, Xieshu Wang. In questa breve intervista ci racconta un po’ di sé e del suo ruolo nel progetto PRAXI China Desk.

Tempo stimato di lettura: 7 minuti

A cura di Daniela Patruno, Consulente Marketing e Comunicazione PRAXI

PRAXI ha avviato da tempo un’iniziativa di sviluppo con la Cina e si propone come partner strategico delle imprese cinesi in arrivo o già operanti in Italia, offrendo una consolidata esperienza e competenze trasversali. La creazione di un team dedicato e la partnership con la Fondazione Italia Cina rappresentano un importante tassello nella costruzione di un ponte di opportunità tra le economie dei due Paesi.

Xieshu, dove sei nata e perché hai lasciato la Cina per l’Europa?
Sono nata in una città nella provincia dello Sichuan, che secondo gli standard cinesi è considerata “piccola”, con oltre 7 milioni di abitanti. La comunità in cui sono cresciuta era molto tranquilla, mio padre lavorava all’università, nell’amministrazione della facoltà di geografia. Mia madre invece era impiegata dalla SOE China Petrolio ed era molto impegnata in attività sociali. Mi hanno educato ad avere molta fiducia nelle mie capacità. Essendo amanti della musica classica, mi hanno indirizzato allo studio del pianoforte e, pur non avendo un particolare talento per questo strumento, ho affinato molto l’udito e la sensibilità musicale, cosa che mi ha permesso in seguito di imparare bene le lingue straniere e oggi oltre al cinese parlo inglese, francese e italiano.

Come sono arrivata in Europa? Una storia forse un po’ banale: con un programma di scambio di studenti universitari. Sono partita dall’università di Sichuan e arrivata all’École Supérieure de Commerce de Montpellier nel 2005. Avrei preferito andare negli Stati Uniti, come tutti i migliori studenti cinesi, ma mi hanno proposto l’Europa e ho accettato. Questa scelta corrisponde sicuramente a una parte del mio carattere, in cinese diciamo 顺应时势, ovvero seguire la corrente, il flusso naturale delle cose che si presentano nella vita. Ma avevo anche il desiderio di vivere da vicino e apprezzare l’arte e la cultura europee. E non solo l’arte nei musei o ai concerti, ma l’arte sulla strada, nella cucina e nello stile di vita. Quando sono uscita dal mio paese ho letteralmente spalancato gli occhi, mi piace cercare, scoprire, incontrare, e anche creare.

Qual è il tuo curriculum accademico?
Sono stata quello che si definisce in Cina una “studentessa modello”, per dirlo in italiano forse un po’ “secchiona”. Ho studiato finanza internazionale. Arrivata in Francia ho proseguito la specializzazione alla Sorbona, mi interessava in particolare il private equity, una forma di investimento azionario popolarizzato da leggende come Blackstone, Carlyle, KKR, ecc. La mia tesi di dottorato quindi l’ho scritta sullo sviluppo del private equity in Cina. Dopo il dottorato, ho deciso di lavorare anziché proseguire la carriera universitaria, ma continuo a fare ricerca e studi economici per Enti e Think Tank.

Che tipo di esperienze di lavoro hai fatto dopo l’università?
Durante il mio dottorato ho fatto un tirocinio presso un fondo di private equity francese a Pechino. È un settore estremamente competitivo e molto selettivo, ma non era esattamente nelle mie corde, non ero a mio agio. Ho poi fatto diversi lavori di breve periodo, sempre in relazione alla Cina: nel settore della consulenza ho lavorato per una società di intellectual property per lo sviluppo del mercato cinese e ho partecipato a un progetto di una municipalità parigina per la raccolta di investimenti cinesi.

La collaborazione più lunga è stata con The Bridge Tank, una think tank parigina su economie emergenti e nuove industrie. Con Bridge ho potuto partecipare a diversi progetti di consulenza in svariati settori e temi: agricoltura, energie rinnovabili, ICT, automotive, transizione energetica, mobilità sostenibile, economia circolare. Partecipo anche ogni tanto ai progetti di ricerca con università, quali École Polytechnique di Parigi e Università di Torino.

Quali sono le tue competenze che si integrano con l’obiettivo di PRAXI China Desk nel supportare le aziende cinesi che desiderano investire in Italia e viceversa?
Le imprese cinesi tendono ad applicare sempre di più i metodi occidentali di management, ma la loro cultura e modalità di gestione rimangono molto forti. Pertanto, per fare business con i cinesi bisogna prima capire come pensano, a cosa sono interessati e comprendere il loro modello decisionale.

Un esempio è l’uso della piattaforma WeChat, molto diffusa tra i cinesi come strumento di comunicazione, anche per le relazioni di lavoro: non solo facilita gli scambi di messaggi e documenti, ma aiuta anche a tenere i contatti vivi. Essendo una cinese che ha vissuto tanti anni in Europa, ne posso comprendere i codici lavorativi e sociali e questo mi agevola molto nell’integrazione e nel supporto a PRAXI. In generale, poi, la ricerca accademica che non ho mai abbandonato e il mio interesse per l’attualità in ambito economico e industriale mi permettono di captare le tendenze dei mercati e identificare dove possono nascere delle opportunità. Last but not least, le competenze linguistiche, sono molto importanti per avvicinarsi al mondo cinese. Creatività e proattività sono le componenti indispensabili per dare un contributo al progetto PRAXI China Desk.

Che cosa ti manca di più della Cina?
La famiglia e i vecchi amici, il cibo cinese (soprattutto i piatti sichuanesi), le grandi feste nazionali.

Di che cosa non puoi più fare a meno dell’Italia (Europa?) 
La mia famiglia italiana, i nuovi amici, il cibo italiano, i musei, e il piacere di vivere in una città non troppo grande e vicina ad ambienti naturali meravigliosi.

 

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